ANCORA SULL'USURA

Il caso dell'imprenditore bresciano che si è bruciato la casa per non farla pignorare è la punta di un iceberg. Le querele aumentano e spesso gli istituti preferiscono transare, o perdono perché la legge che somma tassi e spese fa scattare le soglie

 

MILANO - Cresce sempre di più la tensione tra i piccoli imprenditori e le banche prestatrici sul credito, e su uno dei suoi effetti più spiacevoli: le cause legali per usura bancaria. Dopo anni di una crisi mai vista prima, che ha provocato una pesante restrizione del credito e triplicato le sofferenze in pancia agli istituti (quasi tutte derivanti da crediti finiti in mora) gli animi si stanno esasperando. Lo dimostra il gesto drammatico di Giuseppe Oneda, imprenditore travolto dal fallimento dell'azienda Omb a Brescia che ha preferito bruciare la villa di Azzano Mella, costruita con i risparmi di una vita, piuttosto che farsela pignorare dalla banca creditrice. Qualche giorno fa, Oneda ha sparso cherosene sui due piani dell'abitazione, ha acceso il fuoco poi ha telefonato all'istituto: "Ecco, ora potete venire a prendervi la casa". Oneda è stato arrestato, e ricoverato per accertamenti all'ospedale di Montichiari. 

La sua storia, di umiliazione, solitudine, amarezza, non è però isolata. Da tre anni i contenziosi tra imprenditori e istituti si moltiplicano, e mettono a dura prova una normativa ambigua, interpretabile dai giudici e soggetta alle pressioni ambientali delle banche, per difendersi da un nuovo avversario: il cliente. Tutto avviene in punta di diritto, con due giurisprudenze contrapposte: la prima richiama le fonti normative, che dalla legge 108/96 conteggiano, nell’usura, tutti gli interessi applicati a un prestito; la seconda sfronda alcuni costi e ne estrae dal calcolo altri, in base alle circolari di Banca d’Italia, e si rivela più clemente con gli istituti. Forse non è un caso che la seconda linea sia prevalente al foro di Milano, dove molte banche italiane hanno sede. I tassi soglia di usura sono vari: attualmente vanno dall'8,33% annuo dei mutui ipotecari variabili al 24,9% del credito rotativo (revolving). La cronaca è ricca di spunti, perché sono sempre più le imprese in difficoltà che si spingono a chiamare in correo le banche, con cui i rapporti — anche per la stretta creditizia — non sono buoni come un tempo. Anche le parcelle sono più leggere: la concorrenza tra studi legali ha ridotto da una decina a poche migliaia gli onorari per tentare di rivalersi contro gli istituti. 

Secondo i dati della Fondazione Sdl di Brescia su 150mila prodotti bancari analizzati un 71% presenta usura oggettiva ai sensi del codice penale, e le 19mila pratiche intentate per i clienti hanno portato, quasi sempre per transazione, a recuperare decine di milioni. Negli ultimi mesi i tribunali di Fermo, Teramo, Pavia, Enna, Palermo, Trani, Pescara, Mantova, hanno condannato diverse banche a rifondere interessi usurari, quasi sempre ravvisando il superamento delle soglie perché sui mutui si applicava il tasso di mora su tutto l’importo (quindi su capitale e interessi) della rata, e non come avviene in tutta Europa solo sulla parte attinente il capitale della rata scaduta. Altra tipologia classica riguarda i conti correnti, il cui tasso spesso lievitava per le spese di estinzione, scoperto o capitalizzazione trimestrale di interessi (anatocismo).

Solo a Milano le banche non perdono quasi mai. Uno dei casi il 9 gennaio, quando il gip ha chiesto l’archiviazione della querela di Ilcos srl a Intesa Sanpaolo su mutui e prestiti per qualche milione. "Il ricalcolo del tasso effettivo globale, inclusa Cms e depurato da effetti anatosictici, registra un superamento del tasso soglia di usura assolutamente sporadico (quattro trimestri in un decennio) e uno scostamento di modesta entità, pari a 3.655 euro", riporta il dispositivo. Per la stessa somma a Palermo l'ex direttore generale di Banca Nuova è stato appena condannato per usura, otto mesi. Nei corridoi della procura meneghina si spiega il trend per il fatto che qui le banche arruolano i migliori difensori e periti, e le banche attive in città utilizzano un software che le "scagiona", perché non appena un prestito sconfina nell’usura scatta il rimborso dell’eccedenza ai clienti.

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