Ritardo del treno? No al risarcimento del danno esistenziale

March 6, 2019

 

Nessun risarcimento del danno non patrimoniale per i disagi dei pendolari: scatta il risarcimento solo in caso di violazione di un diritto inviolabile, tutelato dalla Costituzione.

E’ quanto stabilito dalla Cassazione, Terza Sezione, nella sentenza 8 febbraio 2019, n. 3720.

 Nella vicenda in esame, un pendolare aveva convenuto una società di trasporti, dinanzi al Giudice di Pace, al fine di ottenerne la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non, subiti a causa dei disservizi verificatisi durante i viaggi in treno.

Il giudice di primo grado ha ritenuto che i fatti denunciati costituivano una violazione dei diritti fondamentali relativi al rispetto della personalità ed all'intangibilità della dignità dei cittadini, per cui ha riconosciuto e liquidato anche il danno non patrimoniale di tipo esistenziale di cui all'articolo 2059 cod. civ. Tale decisione, impugnata dalla convenuta, fu riformata dal giudice di secondo grado, secondo il quale, il pendolare non aveva provato il presupposto della gravità dell'offesa, necessario per ritenere risarcibile il danno non patrimoniale conseguente alla lesione di un diritto costituzionalmente qualificato.

Avverso tale sentenza, il pendolare ha proposto ricorso in Cassazione.

Esaminando il caso in oggetto, la Suprema Corte ha rigettato la richiesta di risarcimento, precisando che vi sono diritti "palesemente non meritevoli di tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed ogni altro tipo di insoddisfazione concernenti gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale e che ogni persona, inserita nel complesso sociale, deve accettare, in virtù del dovere di convivenza, un grado minimo di tolleranza”.

Dunque, i disservizi ed i fastidi lamentati dal ricorrente non sono stati talmente gravi da determinare la lesione ad un diritto inviolabile, previsto dalla Costituzione, dunque l’insorgenza di un danno esistenziale. Pertanto, la Cassazione ha rigettato la richiesta di liquidazione del danno non patrimoniale.

Altro aspetto esaminato nella sentenza in commento, è l’onere probatorio: spetta al danneggiato fornire la prova sia del pregiudizio incidente nella sfera patrimoniale e non patrimoniale del contraente danneggiato, sia la sua entità. Nel caso in oggetto, non è stata raggiunta prova in quanto il ricorrente non ha dimostrato né la gravità dei disservizi subìti né l’esistenza della lesione di un diritto costituzionalmente tutelato, limitandosi ad indicare genericamente i disagi patiti, senza provare l’effettivo danno di cui chiedeva ristoro. In conclusione, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità.

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