Bullismo: è responsabile anche chi assiste!

 

 

Chi ha più di 14 anni e fa il bullo risponde penalmente, così come chi assiste, ma la responsabilità civile per i danni è dei genitori e degli insegnanti. Ecco cosa dice la giurisprudenza.

 

Gli episodi di bullismo sono all'ordine del giorno nelle scuole e non. In alcuni casi le vittime sono talmente esasperate che arrivano persino al suicidio. Un allarme sociale che deve far riflettere i genitori, sempre più presi dalle loro vite e sempre meno presenti nelle vite dei propri figli. La giurisprudenza, sul fenomeno del bullismo, sta mettendo paletti decisamente rigidi e sempre più spesso richiama i genitori all'attenzione, condannandoli a risarcire i danni che i figli bulli cagionano alle proprie vittime. Condanne che, in alcuni casi, coinvolgono anche i genitori di chi si limita ad assistere all'episodio. Chi non si dissocia da tali condotte, per i giudici, dimostra di non avere ricevuto, al pari del bullo, un'educazione sufficiente che gli consenta di prendere la dovuta distanza da questi comportamenti.

 

Non esiste una fattispecie autonoma che punisce i bulli. Questo perché le modalità con cui il bullismo si può manifestare sono così tante e diverse che non è facile elaborare un'unica norma che le racchiuda tutte. Una condotta bullizzante può manifestarsi con prese in giro, insulti, diffamazione, critiche, stalking, minacce, violenza fisica e psicologica, atti di razzismo, aggressioni, percosse, lesioni, atteggiamenti finalizzati ad escludere e isolare, danneggiamento di beni della vittima, estorsione, fino ad arrivare all'istigazione al suicidio. Tutte condotte gravissime, soprattutto se ripetute nel tempo con costanza. Perché si possa configurare una condotta bullizzante infatti è necessario non solo che lo scopo primario sia quello di sottomettere mentalmente o fisicamente un soggetto ma anche che le vessazioni siano ripetute nel tempo.

 

A dire il vero però, di recente si è precisato che non serve arrivare a questi eccessi perché una condotta possa essere considerata bullizzante. La Cassazione infatti, con la sentenza n. 26596/2018, condividendo quanto affermato dal provvedimento impugnato, ha precisato che nel momento in cui i bulli minimizzano le proprie condotte, qualificandole solo come "scherzi", dimostrano di non essere maturi e di non comprendere fino in fondo le conseguenze delle azioni commesse.

 

C'è da dire che spesso anche la vittima tende a derubricare come "scherzo" la condotta lesiva subita, e questa tendenza (finalizzata, comprensibilmente, all'inclusione sociale) può favorire il riconoscimento ritardato del problema con conseguenze a volta anche gravi. Ecco perché tutti i ragazzi devono essere educati al rispetto reciproco e sensibilizzati al problema, poiché tutti possono essere sia vittime che carnefici.

 

Azioni che configurano una responsabilità penale che, come precisa l'art 27 della Costituzione, è personale. Il nostro codice penale, a parte casi particolari di non imputabilità, condanna tutti coloro che ne violano le disposizioni, minorenni compresi. Chi ha compiuto 14 anni e commette un reato, infatti, è imputabile penalmente e quindi può subire un processo. Questa regola si ricava dalla lettura combinata degli artt. 97 e 98 del codice penale.

Chi ha compiuto quindi gli anni 14 ed è capace di intendere e di volere, è responsabile penalmente e può essere condannato per gli atti di bullismo commessi.

 

Spetta ai genitori del bullo risarcire i danni alla vittima, ma anche i genitori di chi assiste e non interviene sono responsabili

Per i giudici il bullismo è un malcostume che si è diffuso a causa delle carenze educative dei genitori. La giurisprudenza è concorde nel richiedere ai genitori un maggiore impegno educativo per fare crescere i propri figli nel rispetto delle regole.

Da qui l'estensione della responsabilità civile anche ai genitori di chi si limita ad assistere agli senza intervenire o dissociarsi da certi comportamenti. Chi partecipa emotivamente a un episodio di bullismo, senza comprenderne la gravità, non è stato educato a dovere dai genitori, che sono esonerati da un'eventuale responsabilità solo se chi assiste è, al pari della vittima, sottomesso psicologicamente al bullo.

Il bullismo infatti non costituisce solo un reato penale. Esso può configurare anche un illecito civile in grado di cagionare alla vittima danni fisici, psicologici ed esistenziali, voci di danno risarcibili in sede civile o penale, attraverso la costituzione di parte civile.

 

Per danno biologico si intende quello alla salute e all'integrità fisica (tutelato costituzionalmente dall'art 32), capace di generare uno stato di malattia nel corpo o nella mente.

Il danno morale si configura quando la vittima subisce un turbamento transitorio dello stato d'animo, una sofferenza psicologica che può manifestarsi con attacchi d'ansia, paura e crisi di pianto

Quello di natura esistenziale invece si realizza quando la persona, a causa del

danno subito, è costretta a modificare le sue abitudini di vita dal punto di vista pratico e relazionale.

 

Lasciando per un attimo da parte le pur importanti e necessarie valutazioni giuridiche trattate nell'articolo, mi permetto di dire che non è quello il fulcro del discorso. Le conseguenze penali e civili possono senz'altro essere spiacevoli ma bisogna focalizzarsi in primis sul disagio che i nostri ragazzi vivono, siano essi bulli o vittime. 

Dobbiamo imparare a vedere dietro i comportamenti bullizzanti un disagio socio-educativo profondo, ed intervenire in via preventiva attraverso la conoscenza e la sensibilizzazione al problema, ma soprattutto attraverso l'attenzione verso i figli da parte dei genitori.

Genitori che non fanno i genitori e sono tali solo dal punto di vista biologico, genitori accondiscendenti, che vogliono piacere a tutti i costi, che non sanno o non vogliono dire dei NO, che non accompagnano i figli nelle scelte, che non parlano con loro di cose importanti, belle e alte non fanno il bene dei figli e li fanno crescere da soli.

Educare i nostri ragazzi al rispetto verso il prossimo ed all'impegno attivo per il bene nell'immediato produrrà giovani che sanno stare insieme agli altri e vivere relazioni serene e proficue con i coetanei, ma nel futuro è probabile che ne faccia buoni mariti buone mogli, buoni genitori, buoni cittadini.

"La polvere sta allo sparo come lo spirito all'azione" (Robert Baden Powell)

 

 

 

 

 

 

 

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